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Per brevità chiamato artista (Recensione)

Per brevità chiamato artista è l’ultimo lavoro di Francesco De Gregori. Da oggi il cd gira ininterrottamente e finalmente sono qua. Lungi da me dare un giudizio da “esperto” ma sono il classico fruitore che nei dischi ascolta il messaggio, le parole, mandando in secondo piano la parte musicale, ma torniamo a noi.

Per brevità chiamato artista, Francesco de GregoriPer brevità chiamato artista è un album sfuggevole per ora, mi rapisce ma non entusiasma nel suo complesso. Mi manca una chiave di lettura che cerco con l’ascolto. Mi ha colpito, durante il primo
ascolto le musicalità lontane dall’album Pezzi e più ricercate rispetto a Calypsos. E’ un album denso, artistico, dove De Gregori tende ad autocitarsi in qualche occasione ed a metterci del personale. Ho la netta impressione che sia un album destinato a migliorare con l’ascolto, dato che al mio 4 ascolto inizio a sentirlo più mio. Ma veniamo al commento dei pezzi singoli:

  1. Per brevità chiamato artista: nella prima canzone Francesco si presenta nel suo ruolo: L’Artista. Un valzer leggero ed interessante dove si descrive “dal di fuori”. Tocco di classe, a mio parere, dove cita le proprie canzoni palando di se in terza persona. (”che calcola i cani e da la buonanotte ai fiori”).
  2. Finestre Rotte: canzone dal ritmo swing e dal sapore cupo. Canzone che mi ha appassionato all’inizio, ma credo che all’ascolto ripetitivo tenda a stancare. Facendo un parallelo potrebbe ricordarmi “Numeri da scaricare” nell’album Pezzi. Una canzone che non si potrebbe definire brutta, ma che nemmeno si tende a riascoltare.
  3. Celebrazione: in questa fase Francesco De Gregori sforna una canzone molto orecchiabile già al primo ascolto. Canzone che sicuramente tende a migliorare con gli ascolti successivi. Qui Francesco parla di se, dei suoi luoghi. All’interno trovo una frecciata quasi “politica”. Parlando dei luoghi dove il Piave “mormorava” De Gregori colpisce la sinistra (era paralizzata) ed elogia la destra (lavorava). Ovviamente fotografia perfetta di un Veneto politicamente orientato a destra; qui Francesco tende a smarcarsi dell’aria da “Cantante di sinistra ad ogni costo”. Interessante anche la citazione del suo privato dove “cantava e sbadigliava in scena”. Che qualcosa sia cambiato? Da quando Francesco ha inserito la band nei suoi lavori in effetti sembra ulteriormente maturato.
  4. Volavola:Canzone popolare nello stile di “Il Fischio del Vapore” quasi tenera ma che il mio orecchio non integra nell’album. Qui non riesco a decifrare il criptico De Gregori. Sinceramente con l’ascolto la canzone è migliorata, ma resta comunque una canzone che “stride” un po’ con il sapore dell’album
  5. Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra: canzone macchinosa a partire da titolo. Canzone dallo stile americano, armonica, chitarra e la ripetizione ossessiva della frase “Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra”. All’ascolto il parere resta sempre identico: non mi piace.
  6. L’angelo di Lyon: Uno dei pezzi più intensi, L’angelo di Lyon è tradotta per Francesco dal fratello Luigi. Proprio come il Bandito ed il Campione sembra un pezzo destinato a restare. Una ballata dal sapore antico mentre la chitarra acustica accompagna un testo ricercato ma di semplice ascolto. La canzone ha l’impressione di lasciare un bel ricordo, proprio mentre la si ascolta.
  7. Carne umana per colazione: Questa canzone mi riporta al De Gregori di protesta che ho apprezzato nell’album Pezzi. Abbastanza blasfemo nel titolo, per tutta la canzone c’è la lama pensante dell’ironica visione del mondo di Francesco De Gregori. La musica ha un retrogusto di blues “cattivo” reso più acido dal coro femminile dove ripetono la frase “carne umana per colazione”. Ironica e pungente, mi piace.
  8. L’imperfetto: Sembra la continuazione di “passato remoto” dell’album Calypsos. La canzone è cantata con i verbi all’imperfetto dando alla canzone un sapore narrativo, supportato da un ritmo melodico orecchiabile. Una canzone che tende a migliorare con i vari ascolti. P.s. all’interno c’è un riferimento al “Messicano che si allontanava” che, non ci giurerei, potrei benissimo accostare ad una citazione indiretta di se stesso nella canzone “Sotto le stelle del Messico a trapanar”, un po’ per il “Messicano” ma soprattutto per come usa i verbi all’infinito. Chissà …
  9. L’infinito: è la canzone che chiude l’album. Sembra un po’ il racconto di “Per brevità chiamato artista” fatto per l’ascoltatore. Alcuni indizi: “Lascia che cada il foglio, dove sta scritto il nome” potrebbe essere il contratto dove c’è la dicitura dell’album. Oppure frasi come “Si stava consumando/ed ho provato un poco di tristezza/ma nemmeno tanto” sembra coincidere con la visione “particolare” che lui ha dei suoi album. Fatti per essere ascoltati una volta sola, e subito modificati. Insomma se con “Per brevità chiamato artista” si cita palesemente, con “L’infinito” credo voglia mandare il messaggio di un qualcosa in trasfromazione o più precisamente, senza fine.

Un album sicuramente più intenso di Calypsos, forse “Per brevità chiamato artista” è un album che può entrare nelle corde emotive, ma non sicuramente al primo ascolto.
Nel complesso, dalla sufficienza scarsa che avevo dato all’inizio devo assolutamente ricredermi, è un buon lavoro, sperando che migliori ad ogni ascolto.

3 Commenti su “Per brevità chiamato artista (Recensione)”

  1. ithilien dice:

    inanzitutto complimenti per la scelta del titolo di questa parte del blog. Decisamente azzeccato!
    Ho ascoltato oggi il cd di de gregori. non ho la tua conoscenza su di lui e il suo lavoro, ma mi ritrovo d’accordo su elogi e critiche che hai descritto. sicuramente un lavoro piu’ “sentito” questo cd rispetto a quello di clypsos.
    Non ci resta che andare nuovamente al concerto per ascoltare live queste nuove canzoni del Principe :)
    ps. fantastico il collegamento al blog degregoriano :)

  2. ithilien dice:

    dopo vari ascolti…
    direi che la canzone “l’imperfetto” e “carne umana per colazioni” sono davvero geniali.
    e “celebrazioni” e’ fantastica davvero. :)

  3. Jgor Buzziol dice:

    Concordo con le canzone, ascolto volentieri anche l’infinito e l’angelo di Lyon … molto molto belle!

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