TRENTA LUGLIO DUEMILAOTTO
Oggi vi propongo un detto zen, anche se già l’averlo proposto ne rovina di per se l’essenza:
“Qual’è la parola prima?” fu chiesto un giorno. In origine la Via è priva di parole, poi le parole illustrano la Via, ma, quando si scorge la Via, si dimenticano subito le parole.
Detto Zen
La base dello Zen è comunque l’azione, la contraddizione in quest’arte sta proprio in quello che vorrei fare per farVi capire l’essenza (a chi non conosce ovviamente lo Zen). La parola è il veicolo del sapere e della trasmissione dello Zen, ma allo stesso momento è l’uccisione dello Zen stesso.
Non posso continuare perchè rovinerei ancora di più questo splendido detto Zen. Voi che ne pensate?
Come sempre,
a chi è
a chi non è
Buon Va



luglio 30th, 2008 alle 08:38
i detti Zen hanno sempre quel non so che… semplici nei termini, ma da rileggere più volte.
Direi affascinanti
luglio 30th, 2008 alle 09:15
Il concetto base sta nella semiotica, cioè nella capacità arbitraria dell’uomo di assegnare dei simboli (primi fra tutti i nomi e le parole) alla realtà, ossia il principio base della comunicazione. Umberto Eco, che insegna semiotica all’Università di (credo) Bologna, riassume così l’essenza del suo romanzo più famoso (nonché a mio parere l’essenza della semiotica): “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”, ovvero la rosa esiste a prescindere dal nome che le assegniamo, i nomi che diamo alla realtà sono nudi in quanto vuoti ed arbitrari, pertanto in realtà privi di significato.
luglio 30th, 2008 alle 09:43
La complessità dello Zen sta sempre nel “leggere fra le righe”.
Il problema dello Zen più che nella semiotica risiede nel spiegare senza spiegare. Dire senza Dire.
Ovvio che lo “Zen” senza la parola resta “Zen” ma la comprensione di quest’ultimo resta comunque un processo di sottrazione.
Buon Va