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Presentazione

La frequentazione della poesia come rivelazione di se stessi. E’ questa molto in sintesi l’operazione inconscia che Jgor Buzziol cela sotto il desiderio dell’apparente modo di comunicare della generazione cui appartiene. Una generazione “appena nata” si potrebbe dire data la sua giovane età. Eppure i “vagiti” dicono già qualcosa, qualcosa che promette estremamente bene, come aveva intuito Elio Bartolini nello scoprire questo giovane di talento, un po’ timido, ma in fondo con le idee molto chiare. I suoi versi, contenuti in questo volume che determinano il suo esordio editoriale e che siamo lieti di tenere a battesimo, esprimono in primo luogo chiarezza, non tanto nel contenuto del “racconto”, quanto nel modo di esprimerlo che fa dell’essenzialità un biglietto da visita, essenzialità come fosse l’ossatura strutturale alla quale egli aggiunge, il nutrimento, uno splendido uso della parola, metafora della sua carne esposta ai mali del mondo, ma anche valore aggiunto alla struttura originaria. Buzziol è certamente uno dei giovani di talento più interessanti che abbiamo incontrato in questi ultimi anni e la sua poesia va letta lentamente a guisa di degustazione, per capirne l’effetto senza urgenza. In questo modo la poesia, ultimo baluardo contro la paranoia dell’era moderna, si fa infuso e produce buoni effetti, dagli umori che espande nell’aria al senso profondo che troviamo nel suo significato. Perfino i versi più forti, sui quali non vogliamo una volta tanto riversare alcuna analisi semantica circoscritta dal rigore tradizionale, contengono delicatezza, una sorta di galateo del sentire che a Buzziol pare molto congeniale. Si tratta, in altre parole, di un prodotto di alchimia sottilmente invasivo la cui fonte principale pur rimanendo sempre la comunicazione generazionale e perciò un’intrinseca irruenza, ha qualcosa di fiabesco. Ciò accade per il coraggio con il quale il giovane autore leva, alla fine con quasi tenera rassegnazione, il velo sotto il quale si nascondeva il suo pudore e le conseguenze di questo suo gesto le ha messe a disposizione di chi saprà raccoglierle, per chi saprà accettarne le contraddizioni, i picchi, le cadute e tutto quell’ondeggiare spesso travolgente che fa vivere e al tempo stesso morire senza morte il poeta.
LUDOVICA CANTARUTTI


Il Libro

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Osservando i Solchi del Tempo

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